
Tutta questa storia degli elenchi dei contribuenti distribuiti sul web sa di manfrina e di problemi di indirizzo che riguardano l'Authority e di stantie disquisizioni.
La normativa sulla pubblicità degli elenchi dei contribuenti è chiara nel DPR 600, ma il Garante sulla Privacy ha un atteggiamento contradditorio e per nulla lineare nel tempo. Infatti nel caso della Agenzia delle Entrate, invita a sospendere le pubblicazioni degli elenchi sul web in attesa di chiarimenti e adduce come motivo (in una intervista del suo Presidente e di uno dei componenti) la questione che i dati dei contribuenti sarebbero immediatamente di dominio mondiale (tramite stampa) grazie ai motori di ricerca e soprattutto che la pubblicazione sul web contravverrebbe alla norma dei limiti temporali per cui la disponibilità di tali elenchi è fissata in un anno dalla pubblicazione, mentre sul web sarebbe permanente. Come se le fotocopiatrici non esistessero da almeno 50 anni e Mauro Paissan non lo sapesse...
L'appunto appare specioso e soprattutto contraddice un parere della stessa Authority del 2000, quando per altro i motori di ricerca erano già attivi ed efficienti, anche se di fatto la pubblicità dei contribuenti sul web era limitata alla pubblicazione sulle pagine dei quotidiani Online e riguardava esclusivamente i contribuenti più facoltosi.
Se un documento è pubblico e non coperto da diritti, chiunque puo' infatti fornire ampia divulgazione e pubblicità al documento stesso, in ogni luogo, indipendentemente dalle modalità di deposito e del luogo di consultazione territoriale che rappresenta esclusivamente una barriera al libero accesso comprensibile quando la tecnologia (come nel 1973) non permetteva altro tipo di diffusione.
Privacy ed elenchi dei contribuenti con redditi alti (documento del Garante della Privacy del 2000)
La pubblicità dei nomi dei contribuenti che hanno dichiarato redditi superiori ad una certa soglia è lecita. La legge sulla privacy non ha infatti modificato la disciplina precedente riguardo alla messa a disposizione del pubblico di queste informazioni. In risposta ad una richiesta di chiarimenti del Ministero delle Finanze, il Garante ha evidenziato il quadro normativo in base al quale questo tipo di circolazione delle informazioni è consentito. L'Autorità ha ricordato anzitutto che la legge sulla riservatezza stabilisce che le pubbliche amministrazioni possono divulgare questo genere di informazioni, di natura non sensibile, solo quando la diffusione sia prevista da una norma di legge o di regolamento. In presenza di tale base normativa, i dati possono quindi essere oggetto anche di ulteriore circolazione da parte dei mezzi di informazione, senza che sia necessario acquisire il consenso degli interessati. Nel caso delle informazioni sull'ammontare complessivo di taluni redditi, è in vigore da tempo un'apposita disposizione antecedente alla legge n. 675 del 1996, e da essa non modificata, la quale prevede anzitutto la redazione e pubblicazione a cura del Ministero delle Finanze degli elenchi dei contribuenti dei quali è stato accertato il reddito e di quelli sottoposti a controlli in base a sorteggio. Tali elenchi comprendono i nomi dei contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, o nei cui confronti sia stato accertato un maggior reddito superiore a determinate soglie (art.69 del D.P.R. n.600/1973). La stessa norma prevede inoltre espressamente la formazione, per ciascun Comune, di elenchi nominativi di tutti i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi o che esercitano imprese commerciali, arti e professioni. Gli elenchi devono essere depositati per un anno presso gli uffici delle imposte e presso le amministrazioni comunali ai fini della consultazione da parte di chiunque. Essendo, dunque, tali fonti destinate ad un'ampia pubblicità, la pubblicazione e la divulgazione di dati tratti da esse deve ritenersi lecita. Il chiarimento sulla diffusione degli elenchi dei contribuenti segue una serie di iniziative del Garante, che è intervenuto più volte, nel corso dei suoi tre anni di attività, con provvedimenti volti a chiarire aspetti importanti riguardanti la pubblicità dell'attività della pubblica amministrazione, l'accesso dei cittadini ai documenti della P.A. e la trasparenza nella circolazione delle informazioni a contenuto economico.
C'è da chiedersi se l'Autority non abbia due pesi e due misure, secondo la composizione dei membri che la compongono e non secondo indirizzi omogenei. L'attuale Garante si è insediato il 18 Aprile 2005. L'Autority per la privacy è un organo composto da 4 membri eletti dal Parlamento che rimangono in carica per 4 anni rinnovabili, la sede è a Roma.
Attualmente ne fanno parte Francesco Pizzetti (Pres), Giuseppe Chiaravalloti (vice), Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato, Giovanni Buttarelli (segretario).
Le Authority in Italia sono 11 con altre in formazione, probabilmente sottostrutturate hanno tuttavia spesso mostrato ritardi consistenti nella vigilanza (tipico il caso della CONSOB), giungendo ben più tardi della pubblica opinione su numerosi fatti eclatanti. I membri delle Authority sono eletti dal Parlamento, spesso i membri sono ex parlamentari e pertanto suddivisi in quote politiche, rappresentando pertanto spesso un duplicato per una difficile terzietà.
venerdì 2 maggio 2008
Question Authority sugli elenchi dei contribuenti
giovedì 1 maggio 2008
Contribuenti sul web, la vendetta di e-mule

Impazza sul web la dichiarazione dei redditi del 2005.
Bloccata la pubblicazione da parte del Garante sulla Privacy per accertamenti , già un nutrito stuolo di internauti golosi erano riusciti ad accedere al sito dell'Agenzia delle Entrate e a scaricare gli elenchi , ora come un immenso network si scambiano gli elenchi sul web via peer to peer con emule, torrent o rapidshare.
Sono sorti anche blog favorevoli alla pubblicità su internet e in effetti c'è da chiedersi per quale motivo il garante, cosi' esperto in problemi riguardanti la privacy su internet, abbia agito come un megafono piuttosto che come pompiere.
La legge è chiara in materia di pubblicità e certo non poteva nel 1973 prevedere che una pubblicazione, diretta a chiunque ne facesse richiesta, dovesse essere soddisfatta con la penna d'oca. Infatti a molti l'idea della pubblicazione piace.
I sondaggi dei principali quotidiani Repubblica, Corriere e Stampa mostrano che i naviganti hanno gradito la mossa di Vincenzo Visco e si dichiarano favorevoli alla pubblicazione degli elenchi. Sono sorti anche blog favorevoli alla pubblicità con facile accesso.
Molti commenti favorevoli sottolinenano come questo sia una trasparenza necessaria , tra le tante necessarie in Italia.Ora la caccia è iniziata e la fratellanza di internet ricostruisce la fisionomia censurata dal Garante. Un semplice database o anche excell e sarà possibile ricostruire per chiunque una delle più aggiornate statistiche sul profilo dei redditi in Italia, una manna per gli amanti della Curva di Lorenz o delle statistiche del Gini.
C'è , inutile dirlo si fiuta anche un piacere anche rancoroso in questo compulsare collettivo, ma si respira anche un che di liberatorio . Le informazioni sono accessibili come non mai ed è un bene che lo siano. La pubblicità degli atti pubblici dovrebbe essere pienamente soddisfatta come già accade in altri paesi e non essere farraginosa come tutt'ora appare.
Mai amato molto Vincenzo visco e certi suoi bizantinismi fiscali, ma bravo Visco per aver scalfito l'omertà e interpretato appieno lo spirito della legge.
Molti commentatori asseriscono che si sia trattata di una mossa velenosa dell'ex Ministro, in realtà guardando i tempi la cosa non pare veritiera: gli elenchi riguardano i redditi degli italiani del 2005, quindi le dichiarazioni sono del 2006 e gli accertamenti dell'anno successivo (2007). Il Ministro dovrebbe presentare gli elenchi nell'anno successivo ovvero il 2008, cioe' quest'anno.
Quel che ci si chiede piuttosto è perché i ministri precedenti non l'abbiano fatto per le dichiarazioni dal 2000 al 2004 e , anche di riflesso, perchè il Garante non abbia mai impugnato la vecchia normativa del DPR 600 , pur avendo effettuato dei rilievi al Comune di Bologna già nel 2007 su istanza delle associazioni dei commercialisti.
L'elenco delle vischiosità e delle ombre in merito alla trasparenza sulle questioni pubbliche è lunga e riguarda molti aspetti: dai bilanci comunali e degli enti territoriali fino alle Onlus che raccogono soldi pubblici senza presentare un bilancio e piu' in là fino alle OOSS che non sono tenute a presentare alcunché.
Sarebbe ora di risolvere questioni che in altri paesi sono risolte da tempo e senza tanti drammi, semmai con orgoglio.
Incidenti e morti sul lavoro in Italia
Gli infortuni sul lavoro sono troppi, le morti sul lavoro indegne di un paese civile e di questo il sindacato si interessa. Morire per lavorare ,per di più per uno stipendio da fame non è attraente.
Questo I° maggio è dedicato alla sicurezza sul lavoro. Finalmente, da anni non avveniva.
Ma qualcosa stona, tanto più quando senti frasi ad effetto del tipo : "in 5 anni più morti sul lavoro in Italia che nella II guerra del Golfo". Eh sì, stona parecchio questo sensazionalistico accomunare cadaveri, quasi a suggerire che sarebbe meglio andare in missione in Irak piuttosto che lavorare in Italia, anche se la paga del soldato è indubbiamente migliore della retribuzione alla FIAT.
Questa retorica è un po' fastidiosa e ha una sola giustificazione: scoprire il valore salvifico della parola "sicurezza" coniugata ormai in tutte le salse da più parti.
Le morti bianche esistono da tempo, e mai come ora se ne parla, soprattutto dopo il disastro della Tyssen. Sono sempre troppe e ingiustificate le morti, ma se guardi le statistiche INAIL dal 1951 ti accorgi che infortuni temporanei e mortali sono oggi ai minimi storici. Incidenti mortali denunciati 3500 nel 1951 e 1200 nel 2005. In costante calo, non diversamente (anzi leggermente meglio) di quanto accada in altri paesi Europei.
Ma certo in Italia, dove c'è forse il piu' forte e diffuso sindacato europeo, c'è da chiedersi perché mai la situazione non sia ancora migliore di quanto appaia dai dati.
Cosa mai separi la realtà delle cose in Italia dalla dichiarazioni sensazionalistiche e allarmistiche che fino alla nausea vediamo riportate sulla cronaca dei quotidiani è tutto da scoprire.
Solo un dubbio: vedi mai che essendo la situazione piuttosto sgangherata, tutti si affrettano a piantonare e circoscrivere la propria zona di privilegio urlando a più non posso parole d'ordine di corto respiro ma che fanno presa come gli specchietti sulle allodole ?
Inail- Tavole storiche
Inail- Confronti europei
