sabato 15 maggio 2010
L'Italia ridicola dei santi corruttori
lunedì 22 dicembre 2008
L'Italia part-time, la nave dei folli

Abbiamo una classe dirigente di sconsiderati, che rasenta la follia. Non solo la follia dell' egolatria del neomonarca, ma diffusa.
Dopo l'esperienza della flessibilità-precariato istituzionalizzata a metà degli anni '90, dopo l'introduzione in prova della detassazione degli straordinari (in un mondo che era in sovrapproduzione) ora ci si inventa il part-time di massa. Non la sola riduzione dell'orario di lavoro, ma proprio il part time che presto si tradurrà in job sharing con la distruzione degli investimenti (meno unità di lavoro, meno spazi di lavoro necessari, meno macchinari). Un mostro che sta tra il sabato fascista (introdotto nel 1935 per dedicare le forze del lavoro alla ginnastica, nel caso odierno alla Tivvu') e l'autosospensione di parte dello stipendio.
Il part-time fu teorizzato negli anni '80 soprattutto per assicurare alla produzione e ai servizi quelle quote di popolozione (soprattutto femminile) una entrata nel mondo economico. Non entrò praticamente mai a regime, se non parzialmente nella pubblica amministrazione e in quote dei servizi . Gli industriali lo osteggiarono sempre perché costava troppo e introduceva (pensiero loro) una scarsa fedeltà all'azienda e ulteriori rigidità. Era una cosa intelligente, ma in Italia buona parte del lavoro è un continuo straordinario in nero o non pagato e il part-time di fatto limitava queste opprtunità di intensificazione produttiva.
Di fronte a questa crisi del 2008 rispunta (su idea tedesca, dove già la settimana lavorativa è più corta della nostra, e la sovrapproduzione maggiore) l'idea di usare in via straordinaria il part-time, ma sulla base estesa di riduzione dell'orario di lavoro. Questo altro non è che un modo meno traumatico di far digerire la disoccupazione crescente e di spalmare le difficoltà ; teoricamente suddividere le difficoltà non è cattiva cosa, ma qui l'aria è quella di un senso unico.
In Italia la proposta trova ampi e garruli consensi , dalla moribonda Rifondazione dei transgender alla destra estrema populista, fino al sindacato ormai cadavere.
Ovviamente è un mezzo per limitare i costi economici delle aziende, della PA, del consenso politico. Non fa nulla per risolvere la crisi, semplicemente la allunga.
E' l'ennesimo tentativo per mantenere quei profitti stratosferici che hanno già causato in tutto il pianeta quel disastro che viviamo abbassando all'osso il costo del lavoro. In Italia una simile sciagurata misura, dopo anni che si predica che occorre lavorare di più, si tradurrà in una avvio dolce verso la disoccupazione di massa; gli investimenti si adegueranno alla nuova cifra scendendo precipitosamente e , come già per la flessibilità all'italiana, ogni nuovo posto di lavoro sarà dimezzato e i salari e gli stipendi pure.
La questione è molto semplice: la crisi rivela uno stato di sovrapproduzione mondiale in concomitanza di una accentuata propensione al consumo a debito; il debito ha trovato il suo tetto e le tasche sono vuote, consumano meno. I portafogli però sono grandemente ineguali, mai tanta disuguaglianza gira per l'occidente come ora e da 50 anni in qua , questo è un discreto esplosivo.
E la crisi di sovrapproduzione ha il suo limite proprio nella diseguale allocazione dei redditi e delle risorse.
Il paradigma monetario non è morto, ancora; i suoi sostenitori continuano ad usarlo svuotando dolcemente le tasche alle spalle altrui, proponendo un mezzo lavoro (e un mezzo stipendio) da qui ai prossimi almeno 10 anni con il medesimo modello di sviluppo. Mezzo lavoro è mezza scontentezza, quindi solo mezza incazzatura. Ma sempre disagio e fastidio restano. Si risparmierebbe così anche sulla cassa integrazione, toccando meno la tassazione.
Di investimenti e riconversioni ovviamente non si parla, perchè tutto questa idea di part time sarebbe una riforma a costo zero e i creativi preferiscono sposotare poste di bilancio piuttosto che mettere in movimento misure anticicliche reali per sostenere la domanda. Ergo si fa a metà, tra diseguali s'intende. Si allunga il brodo, si invita a berlo con le forchette , si finge che nulla accada e che i poveri iloti se ne staranno così lungamente beoti.
La media trilussiana sostiene che in Italia esista un risparmio a famiglia di circa 350 mila euro (8.500 miliardi aggregati dice Bankitalia). Quindi si può resistere, stiamo meglio come nessuno al mondo, verrebbe da dire.
Può essere che l'aggregato sia quello, ma è serissimamente in dubbioche la maggioranza delle famiglie arrivi anche solo a 10.000, visto che il 5 % della popolazione italiana non ha risorse per mettere pane e companatico a tavola.
E la minoranza ? La minoranza che possiede oltre i 350 K di sudati risparmi ?
I forconi intanto rispuntano, e non saranno certo usati per travasare il mare e bere il dolce brodino dei polli televisivi.
martedì 21 ottobre 2008
Poveri ma belli, attendesi Patrimoniale

L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) certifica la crescita della disuguaglianza in Italia a partire dal 1985/1990 (notare le date), e il suo impoverimento progressivo, nonchè la progressiva polarizzazione del divario ricchi/poveri.
Dal 2000 abbiamo fatto passi da gigante nelle disuguaglianze, sensibilmente peggio di altri paesi. I parametri dell'Ocse per le sue statistiche non sono particolarmente sottili, ma la fotografia è precisa. Siamo ancora al di qua di una situazione esplosiva (quella che prelude a disordini) , anche perchè alcune politiche sociali hanno frenato parzialmente l'impoverimento degli anziani, che tuttavia mancano anche del vigore necessario per spaccar testa a qualcuno.
Fino a 6 mesi fa la visone ottimistica, e per nulla preoccupata, si basava di statistiche del consumo: n. dei telefonini, televisioni, automobili per famiglia e altre amenità che facevano gridare ad un benessere nascosto , il resto era pura sfascisteggiante tendenza al pessimismo dei professionisti della politica.
Non era così e lo si sapeva da tempo, purché non si avessero fette di salame sugli occhi (e non si volesse stenderle su quelle altrui).
Fatto sta che le prima grida di dolore son venute dalla Banca d'Italia (2006), poi dalla Caritas (2008).
A dire il vero bastava l'esperienza propria e di vicini.
Dal 1990 (ma anche prima) è cresciuta la disoccupazione, i salari si sono bloccati, la moglie ( corretto secondo le quote rosa) ha iniziato sempre più a lavorare; poi le tasse son state ridotte proporzionalmente assai più per i ricchi già ricchi che hanno rimpolpato hedge e investimenti finanziari, la struttura industriale è stata fatta a fette, i salari reali si sono abbassati, l'occupazione si è fatta più precaria, il lavoro è diventato il saper fare corsi su corsi ( rammentate lo slogan essere imprenditori di sè stessi ?), i debiti con le carte di credito sono aumentati (sì, pure nellItalietta del risparmio), i vecchi industriali sono migrati all'estero e in casa si sono riconvertiti ad amministrare tariffe e gabelle dello Stato acquistandole a debito, le pensioni si sono allontanate nel tempo (misura incredibile quella di allungare l'età pensionistica e parimenti rendere precario il lavoro giovanile!... o fai uno o fai l'altro).
E naturalmente i vecchi son divenuti più vecchi, e più poveri visto che mantenevano figli fino a 40 anni. La moda degli anni '90 è diventata l'improperio all'immigrato, causa presunta del nostro difficile vivere (dimenticando che lavora al posto nostro e affitta o acquista tutta speculazione edilizia sorta dal 1997 in poi).
Comunque ora è certificato, evidente, lapalissiano. Concordano Banca d'Italia, Caritas e Ocse. Il Papa Vaticano ha già parlato ed evidenziato come mettere una multa sull'accattonaggio fosse una cazzata come cercare di orbare un cieco perché attraversa la strada col rosso.
Uscirne sarà difficilissimo e manca solo qualche spintarella che dovrà quanto prima essere avviata: una bella tassa patrimoniale per mettere in sesto la baracca e sgrassare un po' i capitali concentratisi in eccesso in poche mani. Se a partire dal governo scendi verso l'industria del credito, dell'immobile e della concessione, in Italia appare chiarissimo dove i soldi si sono concentrati.
Qualcuno si incazzerà di brutto al solo ventilare una patrimoniale (oltre all'aumento della progressione di quelle sui redditi ), ma non c'è scampo visto il nostro debito pubblico; non se ne parla visto che il miracolo di San Gennaro è ancora in piedi nonostante i voltafaccia dell'ultimo mese. Non se ne parla perchè questa giostra ha solo operato un trasferimento di ricchezza verso i ricchi e combinato null'altro.
Questo della patrimoniale, nemmeno ventilato, è l'imperativo categorico oltre gli aiuti di stato; questa la vera Robin Tax, prima che i giovani vedano chiaramente le fette di bresaola che gli sono state compresse sugli occhi e , questi sì pieni di vigore, si incazzino di brutto come tanti impiegati terminalisti sul lastrico (quanti saranno i bancari che dovran cambiare mestiere ?).
Son vecchio, accattone, e sedato dall'alcool, ma non vuol dire che sia l'unico cretino in un mondo abitato da exgeni (ora accattoni pure loro).
PS: questa non è una recessione, ma una vera e propria stagflazione (se non peggio). Ma nessuno "lassu'" ha il coraggio di dirlo e solo ora prende misure che poteva iniziare a prendere già poco dopo il 2001 quanado si pensò invece di detassare la vendita della case e le eredità dei propri rampolli.
domenica 19 ottobre 2008
Storie di merda ad alto potenziale

Questa è la storia di un periodo, di un lungo periodo di 20 anni.
E' la vera storia di una generazione nata nata nel supply-side degli anni 70 e tracollata con i mutui subprime, è la la follia di un mondo di carta che già' aveva vissuto il suo 1929 sui grafici del Nasdaq, inabissatosi in tre anni del 90% dal 2000 al 2003.
La vicenda del Nasdaq fu un abbaglio collettivo, ma a suo modo aveva qualche idea economica di respiro, una giustificazione, per così dire, degna del III millenio.
L'espansione di internet, delle biotecnologie, del software su scala mondiale, dei media generava l'attesa iperottimistica che la rivoluzione dolce e pochi brevetti, allora ai loro inizi, potessero svilupparsi in un mercato quasi illimitato risolvendo la fame di allora: quella della comunicazione perfetta e democratica (e profittevole), generando una buona allocazione delle risorse economiche . Si parlo' allora financo di Finanza democratica, disponibile a tutti grazie ad internet.
All' iperottimismo di quei tempi faceva da contraltare una sofferenza di tutto quello che pareva vecchia e moribonda economia di fronte alla rivoluzione tecnologica che apriva il millennio.
Questa convinzione si appiccicò alle quotazioni sollevandole verso il paradiso. Dal poco di semplici idee e scarsi capitali, si prevedeva uno sviluppo gigantesco e a basso prezzo. Si immaginarono profitti conseguenti a cui fece seguito la moda delle dotcom. Ogni start-up raccoglieva in sè possibilità di sviluppo immense. Non c'erano prezzi, se non nei limiti dei portafogli.
Poi il tracollo delle quotazioni dell'intero settore e il ridimensionamento dell'ottimismo.
Ma questa, quella raccontata dal grafico, è una moda di merda, di semplice guano. Una storia che racchiude un modo distorto distorto di concepire l'economia nata negli anni 80.
Il grafico parte parte da lontano e parla di una intera generazione vissuta di finanza, nutrita di ottimismo e di profitti e spensieratezza crescente.
E' storia paradigmatica della principale azienda del pianeta, quella della finanza fertilizzata da tassi bassissmi del monetarismo , che si è insinuata ovunque e si costituisce nella madre di tutte le bolle.
E' questa la storia delle quotazioni di una azienda quotata nel 1990 a poco più di 1 dollaro alla borsa di New York, al Nyse.
L'azienda, la Potash Co., multinazionale dei fertilizzanti, è versione nobile della produzione della merda sintetica, un output assolutamente necessario per il nostro benessere che si trasforma in input necessario a rigenerarci, ne più ne meno come il nostro output rigenera il ciclo naturale.
Il mercati potenziali dei fertilizzanti sono le terre emerse non coltivate o sottoproduttive e la panciadella popolazione del mondo. Territori immensi. A apartire dalla caduta del Muro di Berlino e dell'avvio dello sviluppo il mondo ne ha ancor piu' bisogno, le masse potenziali sono enormi.
La merda è una commodity essenziale al pari del petrolio, più del petrolio, del grano e del riso. Senza fertilizzanti poco grano e riso, poca pancetta di maiale. La Potasch incarna quindi la moltiplicazione dei pani e dei pesci nel mondo della produzione e degli affari: un mercato in crescita, un grande potenziale.
Alla Potash intuiscono e si quotano. L'intuizione è perfetta e dal 1990 al 1998 (8anni) anche gli investitori intuiscono: l'azienda si espande nei mercati emergenti e le quotazioni crescono piu' di 10 volte (da 1,35 dollari a 14). Poi il mercato principale batte in testa ; è la crisi dei paesi emergenti e le quotazioni della Potash oscillano per 5 lunghi anni tra 8 e 14 dollari.
I fertilizzanti crescono di prezzo, ma ovviamente non del 1.000 % come la Potash, perche' razionalizzare l'agricoltura non è cosi' immediato. Diciamo che il mercato si è espanso, ma il consumo globale non è cresciuto tanto quanto i prezzi delle azioni della potach.
Fin qui la storia non è eccezionale, ancora si sta nella normalita' dell'eccesso, di quello che puo' considerarsi un caso di successo economico in mercati particolari e indovinati.
Intanto alla Potash aprono altri stabilimenti nel mondo, per lo più in paesi del vecchio III mondo. Il costo del lavoro è basso, la domanda è locale e la produzione allocata logisticamente in modo più vantaggioso.
Viene il 2003, gli emergenti si riprendono, come tutti i mercati, dalla congiuntura economica , ma la merda ha il pregio di essere una commodity, pari al grano, all'oro, al petrolio. Gli investitori istituzionali si indirizzano massicciamente dal 2003 verso le commodity e verso i mercati dei paesi terzi e quindi conseguentemente anche verso la Potash.
E' da allora che alla Potash sul Nyse avviene l'impossibile.
Dal 2003 le quotazioni partono dai 10 dollari e crescono geometricamente fino a 240 nel 2008 il 2.400% in poco più di quattro anni, 24 volte. Da rimanere senza fiato.
E la domanda di fertilizzanti mondiale ?
Si' e no cresce del 35 % nello stesso periodo.
Cosa fa della Potash un miglior investimento dell'oro o del petrolio, del grano ? La fame di merda "potenziale", cui si aggiunge altra merda finanziaria che fiuta l'affare. Eh sì, perché questo percorso viene alimentato dalle Banche di Affari (quelle ora fallite o nazionalizzate) che riempiono ogni roadmap, decantando le lodi di questo mercato infinito in cui la Potash è produttore privilegiato.
Non solo, la Potash costruisce un cartello mondiale con altri produttori di fertilizzanti (si potrebbe dire le 7 sorelle di merda) per sostenere i prezzi e i fertilizzanti sembrano in una botte di ferro, assieme ai profitti attesi.
Poi nel secondo trimestre del 2008 la merda ricade sulla terra: le quotazioni da 245 dollari di giugno collassano fino 70 dollari in ottobre (e strada ancora ce n'e'), un meno 70 % in 4 mesi !
E la Potash finisce sotto inchiesta per aver costituito un cartello.
20 anni di profitti stellari, di commistione della fame con la finanza. Vent'anni, una generazione cresciuta sul guano e nella merda.
I denutriti ad alto potenziale hanno finanziato , senza saperlo, questo meccanismo demoniaco senza capo ne coda, la realizzazione postuma di quella fantasiosa teoria di Laffer (recuperata dall'800 e sviluppata dalla reganomics nell'80) secondo cui l'offerta crea la sua domanda (consumo) e si autaggiusta allocando meglio le risorse. Meno tasse, ampliare l'offerta, collocarla sui mercati.
Guano ideologico , droga collettiva dell'ultima generazione attiva di quarantenni, esplosa in un pugno di mesi in ricaduta sulla terra. Non senza disastri , come sempre quando si genera un input senza output.
PS: su internet trovate la documentazione, non metto links, mi parrebbe di fare una indebita e cattiva pubblicità.
venerdì 10 ottobre 2008
Presidente Berlusconi, stia zitto !

Oggi il Presidente del Consiglio Italiano, Cav. Silvio Berlusconi ha ripetuto la sua perorazione di ieri per fugare il panico nella borsa italiana : "comprate ENEL e ENI !"
Risultato, in rigoroso ordine di apparizione:
ENI -7,21 %
Niente più scongiuri, non bastano. Ci vuole un esorcista. E anche molto bravo.
PS: si soprassiede sulle altre amenità logorroiche odierne dello statista in materia di mercati.
giovedì 9 ottobre 2008
Quelle corna del cavalier Berlusconi

E' assodato, ormai l'uomo porta una sfiga pazzesca (alla popolazione). Ogni volta che viene eletto parte una recessione.
Nel 1994 (parte l'anno dopo) nel 2001 (partita poco prima) nel 2008 (è sotto gli occhi).
Ieri nella conferenza stampa per esporre le misure del governo, invitando a tener duro, e a non vendere le azioni disse :
"...abbiamo aziende che funzionano molto bene, che producono utili, come Enel ed Eni e Mediaset e c'è una Borsa che è staccata dalla realtà, a causa del panico che si è scatenato, le azioni vengono valutate meno del loro valore reale."Ormai l'universo sa che il panico è tra banche, fondi ed Hedge Fund, i risparmiatori c'entrano ben poco. Morale, oggi alla borsa italiana, in rigoroso ordine di citazione:
ENEL -6,11 %
ENI -1,9 %
Mediaset (di famiglia) -0,96 %
Toccatevi e fate pure gli scongiuri, siamo in presenza di una potente iattura.
Wannnaaaa !
mercoledì 8 ottobre 2008
Il prezzo della zuppa Campbell

Fa una certa impressione leggere oggi queste righe sconsolate e attonite di un vecchio trader che ne ha viste e assorbite di tutti i colori.
E' un conservatore, politicamente schierato da sempre con l'America repubblicana, un liberista integerrimo, smaliziato da anni di attivita' speculativa su tutte le borse mondiali, che in fondo al tunnel vede sconsolatamente la virtù azionaria della zuppa Campbell , tragico sberleffo alla potenza di Wallstreet.
L'unica spiegazione ottimista
di G.Zibordi
Nelle ultime due settimane la borsa americana ha perso quasi il -20% e la borsa brasiliana, per dire quella dell'economia emergente considerata più solida, quasi il -40% (da maggio il Brasile, EWZ, è sceso da 100 a 38, un -62%, di cui metà negli ultimi giorni)
Nelle ultime due settimane dei cinquecento titoli che compongono l'S&P 500 solo uno è salito, uno è salito e 499 titoli sono scesi, ho controllato ora uno per uno. L'unico titolo che è salito è Campbell Soup, che produce zuppe e ingredienti per minestre, per chi deve risparmiare e non può neanche andare a McDonald e farsi la cena con una minestra
Hanno perso anche le società dei dentifrici e saponette, birra, coca-cola, sigarette, farmaceutici e sanitari, tutto quello che di solito recupera in un crollo generale perchè in genere si pensa che sia una spesa indifferente alla crisi economica.
Questo però mentre crisi economica vera non è ancora cominciata, ad esempio si sono persi in USA solo 1.1 milioni posti di lavoro finora, non 3 o 4 milioni, la produzione industriale più o meno fino a questo mese ha tenuto e la spesa per consumi è solo leggermente negativa. Anche di banche ne sono fallite solo tre o quattro di importanti e 30 di quelle locali (su 7 mila), ma nessuno ha perso i risparmi come negli anni '30 e la maggioranza delle banche sono state in qualche modo salvate, si può anzi dire che al momento ne hanno sistemato i due terzi di quelle importanti con fusioni e ricapitalizzazioni varie.
Ci sono meno titoli positivi che nel crac del 1987, anzi da dieci giorni ce n'è un solo su 500 dell'indice S&P, Campbell Soup, quello delle minestre e zuppe. Fuori dalla borsa nessuno tratta più obbligazioni societarie o altri titoli di debito, le società che devono emettere un bond o ci rinunciano o pagano dei 6% sopra i titoli di stato quando sono AAA
Non scrivo più niente da quando il mercato è crollato venerdì scorso dopo l'approvazione del piano Paulson perchè sono come ipnotizzato, non riesco a credere alle implicazioni di quello che vedo perchè se devi prendere il crash della borsa e i movimenti dei cambi come indicatori questo sembra l'inizio e non la fine. Questo comportamento degli ultimi giorni sembra quello di un mercato che deve perdere non solo il -50% medio perso finora ma un -80% e accompagnarsi ad una depressione
L'unica altra cosa che mi viene in mente è questa. Alla base della piramide economica ci sono le banche e il credito e le banche hanno ancora bisogno sembra di altri 300 o 500 miliardi (oltre ai circa 500 che hanno assorbito finora) per riprendere a funzionare.
Le banche con 1.000 miliardi di capitale circa oggi nel mondo sostengono 30 o 40 mila miliardi di credito globale e poi sulla base e intorno a quello ci sono altri 30 o 40 mila miliardi di mercato obbligazionario. Se le banche si sono mangiate il capitale poi si bloccano e tutto quello che c'è sopra rimane paralizzato, cioè l'economia mondiale. Qui però sta ai politici capirlo e a parte il tentativo di Bernanke-Paulson fanno fatica, il che è anche logico perchè pochi si sono accorti della montagna enorme di debito creata piano piano in 20 anni e delle complicazioni dell'ingegneria finanziaria
Ai vertici delle istituzioni perè capiscono tutti che non si può lasciar fallire (come negli anni '30) o marcire (come in Giappone negli anni '90) le banche e infatti in qualche modo stanno salvando tutte le banche che vanno sotto e sono forse anche a buon punto ormai
Però sono troppo lenti, i governi così stanno lasciando distruggere circa 10 mila miliardi di ricchezza sui mercati finanziari mondiali (da inizio anno), più il costo di una recessione mondiale (tre mila miliardi, forse di più) perchè esitano a salvare le banche in blocco in modo deciso e chiaro
Dall'altra parte infatti non ci sono "gli investitori", ma soprattutto alcune migliaia di manager di mega hedge funds, brokers, fondi vari e "fondi sovrani" abituati a milioni di compenso e con orizzonti temporali di mesi che cercano di liquidare tutti prima degli altri al volo per cui quando appare il piano salva-banche per un attimo smettono di vendere, ma se il piano si pianta per otto giorni e viene un poco annacquato e criticato riprendono a vendere. Appena i -20% diventano -30% poi devono vendere ancora più in fretta perchè hanno spesso la leva finanziaria sotto e comunque a dicembre hanno chiuso o perso il posto se sono sotto di tanto o più del concorrente per cui vanno tutti in corto circuito, sono tutti "traders" anche se hanno miliardi
Questa è l'unica spiegazione "ottimista", l'altra invece è che questo Crac finanziario è solo l'inizio e questa crisi finanziaria è solo l'inizio della vera crisi economica, per cui le zuppe e ministre saranno l'unico investimento.
tratto dal sito-Forum cobraf in Wallstreetitalia.com

